Sul disastro nell’Agordino, sulla Prima Guerra Mondiale, e sulla guerra contro la terra.

Qualche giorno fa avevo scritto sulla mia pagina ufficiale su Facebook un post per tentare di far capire che si era abbattuto un cataclisma sull'Agordino di cui nessuno stava parlando, condiviso gentilmente da molte persone. Al tempo non erano ancora chiare le cifre mortali della catastrofe arborea, che sono oggi invece brutalmente conosciute. Se non siete mai stati in quelle zone, è difficile possiate comprendere la bellezza maestosa e allo stesso tempo morbida delle distese di abeti che accarezzano i fianchi delle mie montagne. E non potete neanche immaginare quanto forte sia il mio dolore nel vedere semidistrutta la cosiddetta "foresta dei violini", una selva di abeti da cui ogni anno a dicembre, se non sbaglio al plenilunio, vengono tagliati alcuni alberi, che dopo un lungo processo di lavorazione diventano da decenni i migliori violini del mondo, a partire dalle prime forniture per il Maestro Stradivari. Sono le montagne e le valli di Dino Buzzati queste, il più grande novelliere italiano del novecento, che ne ha cantato tutto il fascino ne "Il segreto del bosco vecchio".

Le strade verranno ricostruite, il fango rimosso, e tra un paio di anni erba profumata coprirà le cicatrici di frane e smottamenti. Ma gli alberi ci vorranno decenni a farli ricrescere. Questi alberi che oggi possiamo ringraziare per aver saputo tenere in piedi il terreno nonostante le piogge. Come soldati morti nella prima guerra mondiale che oggi, cento anni fa, si era finalmente conclusa. Una guerra fratricida e suicida, lurida di trincee che ancora punteggiano questo territorio in vari punti. E vale davvero la pena visitare il piccolo Museo della Grande Guerra, ospitato dalla Marmolada.

Anche quella di questi giorni è una guerra fratricida e suicida. È una guerra ambientale, una violenza alla madre terra che perderemo perché siamo stupidi, e soccomberemo perché siamo malvagi. Non abbiamo ancora capito che dobbiamo fermarci SUBITO. Che il pianeta va in pezzi e non conosce confini. Che questo paesaggio sereno di alba che ho scattato stamattina dalla mia casetta di campagna, qui nella civilissima ed ecologista Svezia, potrebbe sparire domani, per un ciclone scatenato non da una farfalla, ma dai ghiacci che si sciolgono ai poli. E voi pensate che non ce ne frega niente dei poli. Allora vi dico guardate la Marmolada. Guardate come si rimpicciolisce il suo ghiacciaio, come spunta la roccia. Guardate gli alberi divelti, pensate a tutta la fauna che li abitava e ora è senza spazi vitali. E speriamo che smetta per miracolo di piovere, ché ora non ci sono più abbastanza abeti da tenere insieme il territorio.

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