La fanciulla e il cavaliere

22 Settembre 2011

Un racconto molto importante per me. Fondamentale. Per una persona speciale, e unica. Grazie a Flavia Correani che me lo ha illustrato, come solo lei poteva fare.

La fanciulla e il cavaliere

La casa della fanciulla sovrastava il bordo dell’oceano dalla cima di una scogliera alta e così scura da sembrare nera, la notte. Era una casa bianca con le imposte verniciate di azzurro; ogni sera la fanciulla sollevava dai davanzali i vasi di nasturzi e li poggiava a terra, e poi chiudeva le ante facendole ruotare sui cardini che gemevano di ruggine marina.
La mattina appena sveglia spalancava le imposte dall’interno con una spinta vigorosa, facendole battere contro il muro: un suono secco e sordo per il suo buongiorno alla dimora. Guardava fuori verso l’oceano scrutandone il colore dalla finestra della sua camera da letto, a indovinare pioggia o sole, poi passava alla cucina per la vista sul suo frutteto: aveva diciannove alberi di mele, sempre carichi di frutti grossi e pieni di succo dolcissimo. Era rimasta orfana tre anni prima, ed era andata a vivere da sola in quella casa che le aveva lasciato in eredità sua nonna.
Al villaggio conoscevano tutti la fanciulla e le sue mele, la sua casa solitaria bianca con le imposte azzurre poggiata sul prato arginato solo dal lato dalla scogliera. Venivano a trovarla. Prendevano la sua frutta. Alcuni lasciavano qualcosa in cambio, molti non lasciavano niente, a parte ringraziare con un sorriso. Bussavano alla porta e lei faceva entrare chiunque, offriva le sue mele, e tutti erano contenti.
Avrebbe voluto che qualcuno si fermasse, ogni tanto; che restasse con lei a poggiare i vasi di nasturzi e chiudesse le imposte dall’interno; che restasse per sempre. Offriva la sua frutta perché sapeva che finché la regalava sarebbero tornati. Di giorno la fanciulla aveva quasi sempre compagnia, ma al tramonto se ne andavano tutti; la notte era sempre sola.
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Lezioni di vita, e anche di tango – Anna Mallamo, manginobrioches

3 Settembre 2011

Ogni volta che la nomino un amico di Reggio Calabria che mi è molto caro  mi dice “Messina non esiste”, con quel razzismo della campana che noi italiani ci trasciniamo dietro da medievali generazioni. Credo abbia ragione, però. Anna Mallamo,  Manginobrioches, re(g)gina prestata a Messina, teorizzatrice e praticante del modello politico del Matriarcato Calabrese, nella sua vita precedente era un distico elegiaco. In questa, è un tango. Un tango scrivente. Pura sensualità di parola, strazio e predominanza di femmina, non può che scrivere Anna Mallamo, solo logos brivido e sogno. Non importa sapere altro di Manginobrioches, lei è tutta qui nelle sue pagine, nel suo essere tango e argentina magnagreca, nelle sue milonghe messinesi che non ci sono, a destra di molte stelle. Quindi ha ragione il mio amico reggino: Messina non esiste, e Anna Mallamo ne canta l’evanescenza, la polvere brumosa che si allunga nello Stretto che lei unifica piantando un tacco su Scilla e l’altro su Cariddi, sapiente e utile come mai un ponte. Questo libro racconta tutto ciò che è indispensabile che la nostra anima sappia a proposito del tango, e della vita, se è per questo. Ne è propedeutico all’iniziazione: fa vibrare i tacchi che non portiamo e svolazzare i vestitini scollati e leggiadri che non abbiamo ancora osato acquistare. Ma lo faremo. Ah, se lo faremo. Leggi tutto »

Recensione di Elisabeth, romanzo di Paolo Sortino

21 Luglio 2011

Nel suo saggio Das Unheimliche [Il perturbante, 1919] Freud teorizza che “Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare.”. Il titolo di questo saggio letteralmente significa “Il non-familiare”, laddove heimlich deriva dalla radice della parola tedesca “casa” (heim), che però come avverbio significa “di nascosto”, “in segreto”. Stessa cosa nello svedese, dove si va oltre: i due aggettivi derivati dalla stessa radice (hem) sono hemlig, che significa appunto “segreto”, e hemsk che vuol dire “orrendo/terribile”, ed è usato per esprimere il massimo grado dell’insopportabilità di qualcosa. Nell’inconscia percezione linguistica germanica, a quanto pare, nel familiare si annida l’occulto, l’inconfessabile, il mostruoso. Così in questo romanzo – teoricamente impossibile da leggere – che prende spunto da una storia vera che abbiamo letto in cronaca e che abbiamo cercato collettivamente di rimuovere, il più in fretta possibile: la storia di Elisabeth Fritzl, giovane austriaca segregata dal padre in un bunker segreto sotto casa per 24 anni, durante i quali è stata violentata, torturata, malmenata e vessata sotto ogni aspetto, dando alla luce ben 7 figli prodotti incestuosamente. Un parossismo di orrifica indicibilità che Paolo Sortino – neanche trent’anni ma un talento vero nelle mani – è riuscito a maneggiare in maniera quasi inesplicabile ovvero utilizzando le stesse tecniche che l’uomo usa dalla sua genesi cioè raccontandolo, creandone una fabula/favola, un mito tragico. Questo romanzo sarebbe illeggibile se non fosse una storia vera, sarebbe intollerabile. Ma lo è, e l’unico modo per sopportarlo, per subirne la catarsi, è leggerlo per intero, arrivare alla fine. Leggi tutto »

Carlo Giuliani, ragazzo.

20 Luglio 2011

 

Inutile continuare a far finta che sto prendendo sonno. È il 20 luglio 2011 da due ore e trentotto minuti, e ogni istante che passa scava dentro la parola anniversario, il corpo per terra, il sangue dalla testa.
Non credo che a Carlo Giuliani interessasse fare l’eroe, credo che gli interessasse restare vivo. Credo che servisse un morto, quei giorni, e che sia toccato a lui, per caso. Serviva qualcosa per dire “cattivi”, che rendesse dignità a quella massa di carta straccia di filigrana che teniamo nella banche, soprattutto in quelle svizzere. E mi sento senza forze per i suoi compleanni mai compiuti e per tutte le partite della Roma che non ha più seguito, da un televisore.
Spero le abbia viste dalle Grandi Praterie, spero ci guardi sereno e sorridente, Carlo, l’agnello che ha raccolto tutte le colpe, tranne le sue.
E allora oggi cercherò di fare tutto al meglio che posso, di mettere amore in ogni atto, sentire la vibrazione di ciascuna cosa, non essere pigra, sciatta, indegna, onorare tutto e glorificare la vita, bellissima, che ho. Ringraziando il cosmo che mi contiene e Carlo Giuliani, che da dieci anni mi addolora e mi ispira. Ti bacio Carlo, veglia su di noi.

Grazie Flexi

29 Giugno 2011

Domenica 3 luglio 2011 chiude la libreria Flexi dello storico quartiere Monti, a Roma. E io mi chiedo: adesso come faccio?
Quando c’era ancora il vecchio sito con la tag cloud, il mio nome era uno di quelli che campeggiava più grande in home page: ero sempre lì a presentare qualcosa, che fosse un libro mio o di qualcun altro, che fosse la presenza a un dibattito o a un’iniziativa, il Flexi era la mia casa culturale, il mio luogo di scambio di saperi, di intelligenza, di pensiero libero e antagonista, di informazione e controinformazione. Ma era anche una festa sempre aperta dove potevi imbucarti ogni volta che volevi, che la giornata era storta, che la serata finiva troppo presto, o semplicemente prenderti una coccola prima di tornare a casa. Ogni volta che ho dato un appuntamento a qualcuno per un aperitivo in centro è stato lì, come un’appendice del mio salotto, perché il Flexi è – devo proprio dire “era”? – un posto caldo, accogliente, ospitale, dove per anni ho trovato tutta quella gente simile a me che non avrei saputo dove altro intercettare dal vivo altrimenti. Leggi tutto »

Recensione del romanzo di Emilia Zazza

28 Giugno 2011

“Si sta facendo notte” di Emilia Zazza

Un romanzo breve ma densissimo: la prima prova di Emilia Zazza non è affatto timida ma assertiva, e tocca temi grandi e forti, che fanno pensare. C’è un quartiere di Roma, che i romani riconosceranno essere  il Pigneto, zona ex proletaria che ora vira verso il radical chic, perdendo la sua anima popolare (“Un parco a tema. Questo ne faranno”). C’è l’anima popolare che si perde da sola nel conflitto con i migranti, gli “ex-noi” che forse vogliamo dimenticare di essere stati; c’è il conflitto e la distanza delle generazioni, i buoni e i buonisti, i “giovani” che intuiscono quale sarebbe la direzione giusta, ma non sempre riescono a prenderla, storditi dall’iperstimolazione di modelli mediatici; c’è l’amicizia tra loro, la forza che tende l’arco di quegli incontri, quella che tutto riscatta, alla fine, con la Maggica a fare da cemento e collante. Pino, Mustafà e il Moretto sono ragazzi veri, che se giri per le strade del Pigneto incontri a ogni angolo. C’è il desiderio di andare via da lì, come se il quartiere portasse dentro una condanna: “Chi restava sapeva che tra male e bene non c’era differenza, non in quei posti. Tra il male e il bene c’era solo il caso.”. Il quartiere di Don Camillo e di Peppone dove i ragazzi scelgono lo scoutismo o il centro sociale.

La storia si dipana in immagini che, soprattutto all’inizio, di capoverso in capoverso alternano il presente al passato, cucendo insieme trame, famiglie, anime: capoversi corali come storie ascoltate per strada, quasi rubate con le orecchie, Leggi tutto »

Rest in peace

16 Giugno 2011

Lo scorso novembre ero in vacanza a San Diego, California, da una coppia di amici. Lei si chiama Mimi ed è una donna splendente: ha passato i 70 anni ma dimostra quelli del suo molto più giovane compagno. Una donna significativa per la mia vita, conosciuta su un aereo che sono riuscita a prendere per pura ostinazione, a New York, quindici anni fa.

Stavamo tornando da Los Angeles, in macchina, di notte. C’era un bellissimo buio da deserto, intorno a noi. Poco traffico, luci rosse e gialle sulla strada, un leggero brusio prodotto dalla loro auto iper-ecologica che consuma per 100 chilometri quello che fa il mio motorino in 20. Leggi tutto »

Sul booktrailer per UnitàOnline

15 Giugno 2011

Grazie all’infaticabile Roberto Arduini (che per inciso è uno dei massimi studiosi di Tolkien del pianeta) che mi ha inserita lungamente nel suo nuovo pezzo sul booktrailing appena uscito per L’UnitàOnline. Sono sempre felice quando si parla di The Disney Trap ;o)