MOF, recensione di “Fried Generation”

MOF: più che fried, freed

A volersi fare un’idea di questo album ascoltandone solo un pezzo si prenderebbe una cantonata, con due si direbbe “Eh?” e con tre si direbbe “Ah!”. Il risultato finale è che la parola riassuntiva è “contaminazione”. I ragazzi della band non offrono troppi appigli di genere: il jazz esiste come suoni/strumenti, ma non come stilema, e la direzione è più quella del rock (con radici negli anni ’70, soprattutto nei pezzi più acidi di Vignato) ma con prosecuzione fino a quello elettronico contemporaneo, più o meno indie (soprattutto nelle composizioni di Martino), fatto salve alcune tracce, specialmente quelle a firma del contrabbassista Dallaporta, più vicine al jazz moderno, e che infatti nei due pezzi conclusivi ospitano Alfonso Santimone al pianoforte.

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Nuovo video/New video! Again Daniel Karlsson Trio “COUSIN CUISINE”!

Sono felicissima, vi consegno il mio nuovissimo video, il nuovo singolo per Daniel Karlsson Trio dal nuovo meraviglioso album "Fusion for Fish". L'ho girato a casa di Daniel, nell'arcipelago di Stoccolma, divertendoci come pazzi insieme ai figli di Daniel, Alma e Anton, e ai loro amici del cuore: Irma, Fiona e Per.

I am delighted to announce and introduce my newest video, shot once again for my favorite jazz trio Daniel Karlsson Trio, shot at Daniel's place in the Stockholm Archipelago, with his fantastic children Alma and Anton, and their friends… Please welcome "COUSIN COUSINE"!

You can also just listen to the track here on SoundCloud or on Spotify per ascoltare il pezzo online!

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Doctor 3 proudly presents “Doctor 3”: di come i padri abbracciarono i figlioli prodig(h)i

Auditorium Parco della Musica, giugno 2014: concerto gratuito di presentazione del nuovo lavoro dei Doctor 3 e l’atmosfera è festosa. La Sinopoli fin troppo piena per un matinée giocato contro la prima giornata gloriosamente estiva di quest’anno, e infatti la sala conta una piacevole e inedita presenza di bambini e ragazzi, silenziosi e attenti. Si percepisce un mood davvero affettuoso da parte del pubblico: i figlioli prodighi sono tornati finalmente a casa dopo 5 anni di necessario digiuno, e offrono meraviglie a un pubblico di fan che affollerà poi la libreria dell’Auditorium per acquistare il CD firmato in diretta dal trio. La scaletta del concerto, come sempre estemporanea, è stata quasi tutta presa dal nuovo album, che non deluderà assolutamente i fan più storici della formazione.

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Pietropaoli e Viterbini, il Futuro è Primitivo

Pietropaoli e Viterbini, il Futuro è Primitivo

Non quello di Manduria che si beve − anche se l’atmosfera è così raccolta e intima che un buon rosso ci starebbe tutto − ma il Primitivo come radice da cui cresce ad libitum un nuovo presente.E infatti i brani di questo album sornione e delicato sono quasi tutte cover scelte sia da un passato antico di blues e soul (principalmente dell’area Memphis a cui Viterbini è legato) che dall’attualità di Thom Yorke e Prince (per la cover di Nothing compares to you), passando per una intensissima King of pain di Sting, mentre i due brani originali sono entrambi di Pietropaoli (molto bella Canzone per chiamarti che alle mie orecchie aveva una piacevole eco di True Colors).

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L’Italia più meschina, quella “Per il bene di tutti”, nuovo romanzo di Giulia Fazzi

fazzi per il beneInorridente tutta questa spietatezza. Eppure – o forse per questo − così familiare, già vista strisciare, vissuta in qualche bar di una qualche provincia del mondo, in qualche Nord da cui provenivano da Sud, estranei e risputati. Isolamento, emarginazione. Quale che sia la causa: depressione, povertà, deformità, difformità – l’emarginazione un noi minuscolo e un Loro maiuscolo; una minoranza e una Maggioranza, un Gruppo, un Clan, una Gens oppure semplicemente, ancestralmente, un Branco.
Giulia Fazzi la violenza sulla donna la sa raccontare come l’avesse vissuta sulla sua pelle. Lo ha già fatto con intensità e forza nel suo primo romanzo, “Ferita di guerra”, passato un po’ inosservato in Italia nonostante abbia meritato la pubblicazione in Francia con il prestigioso editore Gallimard − romanzo che prima o poi qualche grande editore dovrà ripubblicare.
Ma rispetto alla storia individuale di “Ferita di guerra”, questo è un romanzo più corale, con una declinazione di ogni possibilità di femminile, dalla giovane alla vecchia, dalla bella alla orribile. Donne diverse tra loro ma con una bussola comune che non è però quella del femminile, ma quella del disagio, dell’abbandono, del rifiuto.
Tutto si svolge in un piccolo paese dell’Appennino Emiliano, uno di quei luoghi senza personalità che non sia quella dei suoi cittadini: le loro abitudini, i loro tic. Posti che sarebbero sonnacchiosi, fino a quando interviene un elemento anomalo, un’increspatura sulla superficie dell’acqua, seminando il bisogno di guardare, vegliare, piegarsi sugli altri. Il paese ritrova se stesso al cospetto di chi esce dai binari, e ci si accanisce. E da sonnacchioso si fa violento branco, persecuzione. Ma in modo gelatinoso. Mani e sassi raramente si vedono insieme, tutto è Tradimento.
Il romanzo parte lento, quasi immobile, bisogna lasciare che le parole ben scelte e calme di Giulia Fazzi lo cesellino raccapricciate questo piccolo mondo, lo schifino come gatto che scrolli una zampa bagnata; ma lo restituiscono poi fino in fondo, senza paura di niente. E la sensazione di ingiusto orrore resta addosso a lungo. Un romanzo poco italiano; asciutto, cattivo. Coi cattivi ma in special modo con i finti buoni e con gli inerti. C’è tanta brutta Italia in queste pagine, ed è un male se non ce ne accorgiamo, perché vuol dire che ci siamo assuefatti.

Giulia Fazzi, “Per il bene di tutti”, Il Saggiatore, 2014, 150 pp., € 14.00

Tu, quore
La poesia e lo spirito

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Silvia Bolognesi Almond Tree: “Il mandorlo” è un albero pieno di buoni frutti

Un quartetto piuttosto inusuale ma forse per questo ancora più interessante, e meritorio, quello chiamato dalla talentuosissima contrabbassista Silvia Bolognesi per il suo CD “Il mandorlo”. Trombone e vibrafono (con occasionale clarinetto), contrabbasso e batteria interagiscono tra loro in modo equilibrato, e il bilanciamento degli strumenti nella composizione è –insieme a ritmi e melodie interessanti– una delle forti cifre della musicista toscana, che pur potendoselo permettere raramente punta il riflettore su se stessa, lasciando invece dialogare i musicisti e facendo crescere la musica, a cui rende giustizia un ottimo mix/master eseguito da Antonio Castiello.

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A convincing Daniel Karlsson Trio in Stockholm’s Jazz Temple

Huge expectations for this almost-debut gig of pianist Daniel Karlsson’s trio, probably the most legitimate heir of Esbjörn Svensson in the Scandinavian jazz scene. Actually, their musical paths did often cross as they also played for the same artists. Contrary from Svensson though, who had his own trio from the start, Karlsson has been more embedded in bands rather than going solo, starting with Oddjob, by far one of the most innovative and explosive bands among Nordic jazz. In fact, by coincidence, the very evening of this concert Oddjob won their second Swedish Grammy Award for their latest album, Jazzoo.
Expectations were duly met and actually exceeded in respect to the Das Taxibåt album (reviewed here). In the live performance not only Karlsson’s powerful pianist skills were confirmed or even surpassed but also the intense and joyful complicity between the three musicians was there, with double bassist Kristian Lind proving a truly inspired and stronger talent compared to what the CD would disclose, while Fredrik Rundqvist on drums won enthusiastic applause for a couple of highly catchy and original solos; and this is not easy when you are dealing with an already percussive, rhythmic and accented talent as that of Karlsson.

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Daniel Karlsson Trio al Fashing di Stoccolma

Grandissime aspettative per questo quasi debut-live del trio del pianista Daniel Karlsson, il più legittimo erede di Esbjörn Svensson del panorama jazz scandinavo. Sentieri musicali spesso paralleli tra loro, con la forza di Karlsson più frequentemente incastonata in formazione con altri musicisti piuttosto che solista; a cominciare da Oddjob, band tra le più innovative e dirompenti del jazz nordico, che proprio la sera di questo concerto si aggiudicava il suo secondo Grammy Award svedese con l’ultimo album, Jazzoo.
Le aspettative sono state puntualmente saldate, anzi rispetto all’album Das Taxibåt (di cui ci siamo occupati qui) nel live oltre alla conferma della potenza pianistica e improvvisativa di Karlsson si è potuto anche apprezzare una sensazione di intensa e allegra complicità tra i tre musicisti, con il contrabbassista Kristian Lind che rispetto al CD ha trasmesso più potenza e un talento esecutivo veramente ispirato. Fredrik Rundqvist alla batteria ha strappato applausi entusiasti per un paio di assoli trascinanti e originali, il che non è semplice quando si ha a che fare con un talento così già di suo percussivo, scandito e ritmico come quello di Karlsson.

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JK3 or Jacob Karlzon Trio: the best of contemporary jazz crossover on stage in Essen

Another sold out concert for the highest caliber crossover jazz trio around: regardless of your personal taste about music, these three gentlemen really know how to play with elegant perfection and reach a “complex simplicity” that is by no means easy to achieve. And still, you will not stumble into anything resembling a virtuous complacency in the dynamics of the trio, it all rather seems a wonderful game of fraternal complicity between three giants who play with the same naive enthusiasm of three young kids strumming cover songs in the house’s cellar after school. Having never attended a JK3 gig with the previous drummer Jonas Holgersson, there is luckily no way to make comparisons, but the young Ikiz (Turkish but naturalized Swedish) is a phenomenon, a pure instigator, with a couple of gears above the average: his ability to transform and his groove.Actually, to be truthful, it is only the birth certificates the lie about the other two on stage.

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