“Duo”, a huge small album by Karlsson and Markusson

There is something ancestral and mysterious in this album, despite its simple and straightforward appearance. A secret quality that makes it special, intelligible to many, even to those who do not follow jazz. A record that makes you slow down, listen, reflect. And even for those of us who have a visceral love for jazz, it remains a mystery how an album of just piano & bass can be so powerful. In truth, one of my favorite albums of all time is Barron and Haden’s Night and the City, so in my specific case there is a precedent; and indeed Duo, the first album of Daniel Karlsson (piano) and Thomas Markusson (double bass), has a similar feel to it: soft and intimate, often introspective, albeit less nocturnal. It too is likely to become a classic.

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“Duo”, un grandissimo piccolo album di Karlsson e Markusson

C’è qualcosa di ancestrale e misterioso in questo album così semplice e lineare in apparenza. Una qualità segreta, un arcano, che lo rende speciale, intellegibile a molti, anche a chi non frequenta il jazz. Un disco che fa (sof-)fermare, rallentare, ascoltare, riflettere. E anche per noi che il jazz lo amiamo invece visceralmente, resta comunque un mistero quanto potente possa essere un album solo piano e contrabbasso. In verità, uno dei miei album preferiti di tutti i tempi è Night and the City, di Kenny Barron e Charlie Haden, quindi per me esiste un precedente corposo. E in effetti Duo, primo album di Daniel Karlsson al pianoforte e Thomas Markusson al contrabbasso, pur essendo meno notturno, ha un’atmosfera simile: soffusa e intima, spesso introspettiva. Ed è probabilmente destinato a diventare anch’esso un classico.

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“Diva futura” di Fabio Viola

Straniamento è un sostantivo che ha spesso ragione di essere usato per circostanziare le narrazioni di Fabio Viola. Estraneo e poco comprensibile il mondo descritto, a linciare una realtà troppo banale, deludente. Ma stavolta Viola ci ha tenuti con i piedi su questa terra meschina e meneghina, che dissimula il suo essere provinciale fingendo eterna assenza di sorpresa e coolness (digitando questo vocabolo su Google il primo suggerimento è “coolness Milano”), cercando riparo dalla paura della noia, del nulla, attraverso un atteggiamento di «nichilismo addomesticato e ottimista». Temi che ricorrono dal suo primo romanzo (“Gli intervistatori”), ma che qui sono giocati meno sul filo dell’assurdo e dell’alienante per restare invece ancorati a un qualche senso di concretezza più reale. Forse proprio per questo più dolorosi, desolanti. Lontano dall’ambientazione nipponica di “Sparire”, questo romanzo che si svolge tra Roma e Milano è raccontato dal “solito” io narrante romano, che in questo caso è sia innamorato del Giappone che di una giapponese, Maki, la “Diva Futura”, sua compagna di vita.

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“Midsommar” al Lecce Film Fest

Sono molto felice di annunciarvi che il Lecce Film Fest ha selezionato il mio corto “Midsommar” per l’edizione 2014… Yippie!!
Per vederlo tutte le info del concorso sono sul sito ufficiale. La presentazione di Midsommar è qui.

I am really delighted to let you know the Lecce Film Fest has selected my shortfilm “Midsommar” for their 2014 edition… Yay!!
To come and watch all the festival infos can be found on the official page. Midsommar's presentation is here.

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Il Nolan più convenzionale ma sempre emozionante di “Interstellar”

Forse nessuno degli amanti del regista contemporaneo più cerebrale in circolazione ritiene che Interstellar sia la sua migliore pellicola. Anzi, molti dei suoi estimatori si sono dichiarati delusi. Forse perché gli “omaggi” a Tarkovski e a Kubrik sono troppo evidenti, fino a diventare delle citazioni o contro-citazioni, o forse perché, al di là della complessità dell’idea dei wormholes, o della legge gravitazionale, troppe cose sono alla fine “spiegate”, e a volte il formato è quello da famiglia felice americana, soprattutto all’inizio, dove alcuni dialoghi ingenui e paternalisti, a volte un po’ stucchevoli, rendono il film troppo spielberghiano (regista per il quale era stato inizialmente pensato il film): che non è ciò che gli amanti di Nolan cercano. E i più affezionati o i più puntigliosi hanno notato qualche incoerenza di sceneggiatura, sì, anche qualche errore sul piano scientifico, che ha tolto il piacere della perfezione di congegno goduta altrove, per questo regista. E il concetto più importante, e molto nolaniano, dell’amor vincit omnia, per taluni è stata una scorciatoia.

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The more conventional but still exciting Nolan of “Interstellar”

It may be that none of the fans of the most cerebral contemporary director around thinks that Interstellar is his best film. Indeed, many of them have been disappointed. Perhaps because the tributes to Tarkovsky and Kubrick are too obvious, to the point of becoming quotes or counter-quotes; or perhaps because, apart from the complexity of the idea of wormholes, or the law of gravity, too many things are “explained” at the end. And sometimes it has the feel of “the happy American family”, especially at the beginning, when some of the dialogue is naive and condescending, sometimes a little cheesy, too Spielbergian (the director for whom the movie was originally written). This is not what Nolan fans are looking for. And the most loyal −or the fussiest−have noticed some inconsistencies in the script, yes, even a few mistakes at the scientific level, that has negated the pleasure of “mechanical perfection” enjoyed elsewhere with this director. For some, even the most important Nolanian concept −the love conquers all message− is considered a shortcut.

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Magnus Öström finally back in Italy

Concert at Panic, Marostica, Italy, October 22nd, 2014

Not even a year has passed since I last saw Magnus Öström, live in Istanbul, but I was determined to go anyway: it had been the best jazz concert of my life, as I had tried to express here. I was wishing for a new similar performance, in the hope that the Venetian public would be able to offer an equally Mediterranean heat to the stage. Certainly, I did not expect an improved performance, I was going to be very content to have it at the same elating level. I was wrong. Incredibly. This concert was truly exceptional, as concurred backstage by all the musicians, so coming all the way from Rome was absolutely worth my while. The band was outstanding, beginning with Daniel Karlsson, who has definitely made a further technical leap in his pianism, filling up his playing with an indeterminable number of notes, struck with precision and passion. Andreas Hourdakis was splendid, and enthusiastic about his sparkling new Collings guitar, and the great energy of the immense Magnus Öström and the precise inspiration of bassist Thobias Gabrielson were both confirmed.

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Magnus Öström finalmente di nuovo in Italia

Concerto al Panic, Marostica, Italia, 22 ottobre 2014

Non era passato neanche un anno da quando avevo visto lo scorso live di Magnus Öström a Istanbul, ma mi ero decisa ad andare comunque: era stato il miglior concerto jazz della mia vita, come avevo cercato di scrivere qui. Speravo in una nuova simile performance, augurandomi che il pubblico veneto avrebbe saputo far arrivare un calore altrettanto mediterraneo al palco. Certamente non mi aspettavo che l’esecuzione potesse migliorare, comunque: mi sarei di gran lunga accontentata che fosse rimasta allo stesso esaltante livello della volta precedente. Mi sbagliavo. Incredibilmente. Questo concerto è stato veramente eccezionale, come hanno anche affermato tutti i musicisti nel backstage, e la mia scelta più che ripagata. A cominciare da Daniel Karlsson, che ha sicuramente fatto un ulteriore salto tecnico nel suo pianismo, infilando con precisione e passione un numero imprecisabile di note in più, ma anche con un Andreas Hourdakis entusiasta della sua nuovissima sfavillante chitarra Collings, e con la conferma della grande energia dell’immenso Öström, e l’ispirazione precisa del bassista Thobias Gabrielson.

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“Paso doble”, la nuova non-antologia di Francesco Forlani

Tantissimo tempo fa lo scrittore Francesco Forlani mi aveva invitata a partecipare a un set di scrittura poetica che curava per Nazione Indiana, la cui idea di fondo era un abbinamento tra autori su un tema. Una cosa che mi era piaciuta moltissimo, e che avevo avuto l'onore di con-dividere con il grande Beppe Sebaste.

Avevo composto una prosa poetica su una memoria visuale vissuta per le strade notturne di Addis Abeba, a cui tengo molto.

Francesco vorrebbe trovare un editore per tutti i pezzi usciti su Nazione, e a questo proposito ne ha creato un'e-antologia che potete sfogliare e leggere qui… è bella, molto a prescindere da me.

http://issuu.com/effeffe/docs/paso_doble_per_nazione_indiana

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“Midsommar” al Lecce Film Fest

Sono molto felice di annunciarvi che il Lecce Film Fest ha selezionato il mio corto “Midsommar” per l’edizione 2014… Yippie!!

I am really delighted to let you know the Lecce Film Fest has selected my shortfilm “Midsommar” for their 2014 edition… Yay!!

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