“Le stanze dell’addio” di Yari Selvetella, un commiato dalla grande letterata Giovanna De Angelis

Ho scritto due recensioni del capolavoro di Yari Selvetella. Un libro che sareste veramente pazzi a non leggere immediatamente. Una è dedicata esclusivamente al suo romanzo, ed è pubblicata su La poesia e lo spirito, e un'altra – per Le donne visibili – che contiene anche una parte dedicata alla letterata Giovanna De Angelis, mancata esattamente cinque anni fa oggi. Giovanna è molto ingiustamente sconosciuta ai più. In un altro Paese non sarebbe mai passata altrettanto inosservata al di fuori degli addetti ai lavori. Fa tutto parte di uno schema di cultura patriarcale in cui siamo imbibiti. Ma la sua mancanza è dolorosissima e la sua voce sarebbe stata enormemente necessaria in questo momento storico in cui il #metoo italiano è così vittima di vent'anni di berlusconismo dilagante e permeante. Sono felice che ci sia il suo romanzo da leggere, e ora anche quello di uno scrittore – e uomo! – del livello di Yari Selvetella. Due letture da fare in questo ordine.

“Le stanze dell’addio” di Yari Selvetella, un commiato dalla grande letterata Giovanna De Angelis

Una piccola premessa: nel 1631 una donna morì di parto, in India. Il suo nome era Arjumand Banu Begum e la storia ce la tramanda come una donna estremamente intelligente e di rara bellezza, piena di tenerezza verso i disagiati. Ma non sapremo niente di lei, oggi, se il suo inconsolabile sposo non avesse intrapreso la costruzione di un monumento funebre per scolpirne l’importanza e lo splendore in un marmo tanto solido e duro quanto etereo e delicato. Il suo soprannome era Mumtaz Mahal e per questo suo marito, l’imperatore Gran Moghul Shah Jahan, diede a quell’opera il nome di Taj Mahal.

L’ultima volta che lessi un romanzo di questa potenza fu una decina di anni fa, ed era “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza. Ne ho letti poi tanti altri, molto ben scritti e di grande valore. Ma è solo divorando “Le Stanze dell’addio” di Selvetella che la definizione capolavoro mi ha accompagnata in ogni millimetro della lettura, con quel senso di stupore magico che si prova quando si fa esperienza di qualcosa per la prima volta.

Questo libro ha qualcosa in più rispetto ai pur ottimi romanzi italiani che ho letto negli ultimi anni, una qualità che alza il livello letterario di un’ottava. A prescindere dal contenuto, che da solo basterebbe, ha una densità di scrittura che pochissimi romanzieri raggiungono. Mi ha fatto pensare in primis al peso specifico quasi intollerabile di “La strada” di Cormac McCarthy; e poi a uno scrittore che pure non amo, Javier Marias, per la medesima forza espressiva e condensata della parola, che lo spagnolo spende però in una narrazione fredda e fine a sé stessa. Yari Selvetella ha la potenza scrittoria dell’estrazione di una radice quadrata; ogni frase così densa e compatta, senza orpelli eppure così ricca, senza gigionerie eppure così sentimentale. Ogni capitolo come una composizione del pianista jazz Esbjörn Svensson. Dolorosa da ascoltare, ma così rara e pregiata.

yari le stanze portrait“Le stanze dell’addio” è un romanzo che parla del dolore per la morte della sua compagna, Giovanna De Angelis, ripercorrendo le fasi di quell’accadimento quasi inenarrabile come fossero dei passaggi di reparto di un ospedale, di stanza in stanza il percorso di malattia, morte e resurrezione. Affianco al memoir, necessari elementi di invenzione fittizia, perché talvolta per raccontare l’inenarrabile c’è bisogno di traslazioni simboliche. Ma le aggiunte narrative sono sempre ancorate a una verità talmente reale da essere non solo visibile, ma vivibile. Il colore dell’ospedale, il suo odore, i suoi suoni, il brusio dei corridoi, i suoi oggetti freddi e spaventevoli di persecutoria cura che ci facciamo diventare amici, complici per la nostra volontà di speranza; lo squarcio incredulo sulla crudeltà di un verdetto senza appello. E con il protagonista e il suo alter ego percorriamo la necessaria ascesa verso l’ossigeno di superficie, bracciata dopo bracciata, mentre la luce del sole si fa strada lenta ma costante; e arriviamo all’ultima stanza, quella che deve essere esfoliata, stuccata, ridipinta e aperta all’aria fresca per far posto a un nuovo amore, che nulla vuole rimpiazzare, ma che crea invece un nuovo mondo dove ridiventa possibile abitare, vivere; dopo la costruzione di questo Taj Mahal letterario.

Ho scelto di pubblicare proprio oggi questa piccola recensione dato che ricorre il quinto anniversario della morte di Giovanna De Angelis. Mumtaz Mahal la conosciamo solo attraverso l’opera creata dal suo sposo, e questo può renderci curiosi di leggicchiarne qualche breve notizia su Wikipedia. Ma Giovanna De Angelis ci ha lasciato invece un’eredità tangibile e misurabile: in primis il romanzo “La frattura”, il suo canto del cigno scritto in tempi record durante la sua velocissima malattia − di cui avevo scritto qui. Ma vorrei che di Giovanna fossero ricordati anche gli anni di lavoro “invisibile” come editor per Einaudi Stile Libero – linea editoriale di cui si celebra profusamente Severino Cesari – per la quale ha fatto emergere i migliori e più innovativi romanzi della letteratura contemporanea italiana; e infine anche i suoi importanti lavori di critica letteraria e poesia. Un lavoro mastodontico e infaticabile di cui altri si son presi spesso il merito, cosa che mi genera molto dolore pensare. È strano perché quando vengono a mancare prematuramente persone che hanno dato così tanto con il loro talento, si finisce per avere nostalgia soprattutto delle opere che abbiamo perso. Nel caso di Giovanna invece per me è quasi il contrario: con il passare degli anni è la sua voce femminista e implacabile a mancarmi, la sua chiarezza di visione e il suo intelletto straordinario. E proprio in questo momento in cui il #metoo ha portato alla ribalta non solo l’oppressione sessuale del patriarcato sulla donna, ma anche tutto lo spazio che la predominanza maschile sottrae al lavoro, al talento e alla dedizione di troppe figure femminili che vengono fagocitate dai propri padroni (che siano i capi al lavoro, i registi sul set, o i propri mariti), ho una nostalgia dolorosissima di Giovanna De Angelis. Per questo ringrazio Yari Selvetella, che con questo romanzo ha edificato un monumento che la farà ricordare per sempre.

Foto di Mikael Moiner

Le donne visibili
La poesia e lo spirito

 

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Catherine e la controrivoluzione borghese

Qualcosa manca ai molti interessanti commenti letti in questi giorni a proposito della gravissima presa di posizione della cordata francese capitanata dalla Deneuve: l’evidenziazione del fatto che queste donne firmatarie sono in buona parte rappresentanti di un mondo grande o piccolo borghese, e che ritraggono una società protetta, innamorata di sé stessa, di profilo medio alto. E quando queste donne parlano di palpate su un autobus affollato lo fanno evidentemente per sentito dire, come fosse una scenetta da film. Ché se davvero si fossero trovate su una metro affollata con qualcuno che si struscia, conoscerebbero bene il senso di frustrazione e vergogna che ti ammutolisce, facendoti preferire di cercare di scivolare oltre piuttosto che stare al centro di una scenata tra puzza di ascelle e alitosi.

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“Dignity” vince al Blue Danube!

DIGNITY VINCE IL JURY AWARD!!
Ce l'ho fatta! Sono felice di essere stata premiata al Blue Danube Film Festival, l'undicesimo premio ricevuto dal mio piccolo documentario!

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“Il giorno del Ringraziamento” a puntate su “La poesia e lo spirito”

Avevo una narrazione "nel cassetto" da qualche anno, troppo corta per essere un romanzo, troppo lunga per funzionare come racconto. Una novella ambientata a nord della California durante il weekend del “Thanksgiving”.

Ho scelto di pubblicarla a puntate su La poesia e lo spirito, dal 24 novembre al 6 dicembre 2017, in 13 puntate, ogni giorno alle ore 18:00, illustrata da una mia foto. Per chi – come me! – detestava leggere le cose a puntate, ho poi allegato la novella per intero in formato pdf con l'ultimo capitolo del 6 dicembre. Lo trovate anche qui: il-giorno-del-ringraziamento-pdf
Buona lettura!

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Di nuovo al Lecce Film Fest, quest’anno come giurata!

Anche quest'anno sarò in qualche modo presente al mio festival del cuore, il Lecce Film Festival!

Non ho nessun lavoro da presentare, ma ci sono lo stesso (anche se in modo purtroppo solo virtuale) perché sono una dei giurati. Devo ammettere che è stata una bellissima esperienza anche se davvero difficile quella di "giudicare" il lavoro di qualcun altro.

Spero possiate partecipare, dal 7 al 10 dicembre!

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“Dignity” di nuovo in New Jersey!

Lo scorso aprile Dignity era stato selezionato per un bellissimo festival negli Stati Uniti, il "Women In The World" – Women In Media – Newark's 2017 Women's History Month Film Festival.

Qualche giorno fa la direttrice del festival mi ha contattata per chiedermi se ero disponibile a autorizzarla a proiettare "Dignity" in seno a una serie di iniziative per i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, spiegandomi che il mio documentario era stato tra i più apprezzati e applauditi dal pubblico perché "illustra chiaramente l'importanza dell'istruzione e della speranza per affrontare enormi difficoltà. Ci congratuliamo con te per aver condiviso questa avvincente storia con i cinefili di tutto il mondo e non vediamo l'ora di proiettare i tuoi nuovi lavori per il nostro pubblico."

E quindi ho il piacere di invitarvi alla proiezione alla East Orange Public Library lunedì 4 dicembre alle ore 18:00!

 

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Nuova recensione di “Di morire libera”!

Nuova incredibile recensione di Eliana Como del mio romanzo "Di morire libera" appena pubblicata da Popoff Quotidiano qui! Sono senza parole perché è stato veramente emozionante accorgersi che qualcuno ha letto questa storia con la mia stessa identica emotività, passione e scopo, trovandoci proprio quelle cose che sono le più importanti per me. E soprattutto, disegnando per Michelina un ritratto così bello da farmi commuovere!

Femm’ne s’ nasc’ brigant’ s’ mor’ (a proposito di un romanzo)

Prima di iniziare a scrivere la recensione di questo romanzo, ho provato a disegnarla. Primo perché un libro quando è così bello va semplicemente letto, non può essere raccontato. E poi perché i ritratti sono una parte importante di questa storia. Forse la ragione stessa per cui l’autrice, Monica Mazzitelli, ha deciso di raccontarla.
Di morire libera è la storia di una donna. La storia di Michelina Di Cesare, brigantessa vissuta negli anni successivi all’invasione del Regno delle Due Sicilie e all’unificazione dell’Italia sotto il re sabaudo. Femminista ante-litteram, donna coraggiosa e libera.

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Che la forza sia con voi. E il potere con noi.

Inauguro con questo pezzo dedicato al #metoo svedese una collaborazione molto importante e preziosa per me: da ora sono a ogni effetto la "quarta autrice ufficiale" della preziosa pagina de Le Donne Visibili!

Ci sono molte donne per cui femminismo significa in qualche modo rifiutare una prospettiva di diversità di genere, come fosse un marchio di debolezza; donne che tendono a catalogare sé stesse su un metro maschile, a cominciare dalla declinazione dei titoli professionali, ché quelli al femminile “non valgono tanto quanto”.

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“Dignity” al Blue Danube FF

Wow! Essere selezionali per un festival è una cosa bellissima, ma ricevere persino un "Certificato di eccellenza" devo dire che fa molto effetto!

E con questo, "Dignity" sorpassa il traguardo delle SESSANTA partecipazioni a festival, che meraviglia!

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Raggiunta -e superata!- quota 100 festival!

Felicissima di annunciare che ho appena raggiunto (e in verità sorpassato!) la quota 100 selezioni a festival con i miei corti, alè!!
Festeggio la cosa con questo banner creato dall’illustratrice Eliana Como, che ha disegnato questa ragazzina a rappresentare la mia casa di produzione “Molly Bloom Productions”. L’abbiamo chiamata Molly-Elly e da oggi in poi è il mio avatar. Non è fichissima?

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