City Nights: Sweden’s most rockish jazz

A very solid, powerful and conscious debut by City Nights, Swedish band composed by some of the best and most requested Swedish jazz musicians from the younger generation. Andreas Hourdakis, to begin with, guitarist of Magnus Öström (Esbjörn Svensson Trio), Nils Jansson, the most interesting trumpet player of his generation, the great groover Martin Höper on bass, and Chris Montgomery on drums, with his rich and versatile punctuation.
The album touches and immediately goes beyond jazz rock, almost creating a new style, if one had to give a genre definition. Freedom from jazz and rock becomes the most distant point from both poles, making the fusion free from usual schemes. There are elements of rock, indierock, jazz and progressive, often used in an innovative and unprecedented, unexpected way. And the fantastic interplay resulting from the fusion of instruments and inspiration is really the alchemy that makes each piece interesting and easy to remember.

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City Nights: il jazz più rockettoso di Svezia

Un esordio molto solido, potente e consapevole questo dei City Nights, composto da alcuni fra migliori e più richiesti musicisti jazz svedesi di giovane generazione a cominciare da Andreas Hourdakis, chitarrista di Magnus Öström (Esbjörn Svensson Trio), Nils Jansson, la tromba più interessante della sua generazione, con Martin Höper grande groover al basso, e Chris Montgomery alla batteria, con la sua ricca e versatile punteggiatura.
L'album tocca e va immediatamente oltre il jazz rock, creando quasi uno stile nuovo, se vogliamo parlare di un genere. La libertà dal jazz e dal rock diventa il punto più distante da entrambi i poli, rendendo la fusione libera da schemi. Ci sono elementi di rock, indierock, jazz e di progressive, spesso usati in modo innovativo e inedito, inaspettato, con un risultato di fusione di strumenti e ispirazione il cui interplay è a volte proprio l'alchimia che rende ogni pezzo interessante e appiccicoso.
Un album che difficilmente si fa dimenticare, con un sound molto riconoscibile non solo per la maestria e il virtuosismo pieno di carattere di ciascun musicista, ma per la coerenza e la maturità dell'ispirazione.

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Yuri, il primo romanzo del musicista Andrea Chimenti

Un esordio narrativo molto convincente per un compositore e cantante con alle spalle (e davanti a sé!) una lunghissima carriera nell’area più raffinata della musica cantautoriale indipendente italiana, un romanzo che per certi aspetti sorprende, con una trama avvincente che trascina senza usare meccanismi troppo semplicistici della costruzione della fabula. Anzi, Andrea Chimenti si prende un rischio non piccolo (cosa che del resto fa da sempre anche in campo musicale) scrivendo un romanzo che ben prima del successo della seria televisiva “Trono di spade” lambisce − in una delle due storie che scorrono parallele nel romanzo – elementi ascrivibili al genere fantasy, esponendosi così a un possibile disdegno aprioristico di questo lavoro. Ma, proprio come per la serie, l’utilizzo di personaggi e situazioni di quel mondo è soprattutto funzionale al comunicare alcuni archetipi e contenuti di bene e male, a comporre una complessità psichica di ciascun personaggio.

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MOF, recensione di “Fried Generation”

MOF: più che fried, freed

A volersi fare un’idea di questo album ascoltandone solo un pezzo si prenderebbe una cantonata, con due si direbbe “Eh?” e con tre si direbbe “Ah!”. Il risultato finale è che la parola riassuntiva è “contaminazione”. I ragazzi della band non offrono troppi appigli di genere: il jazz esiste come suoni/strumenti, ma non come stilema, e la direzione è più quella del rock (con radici negli anni ’70, soprattutto nei pezzi più acidi di Vignato) ma con prosecuzione fino a quello elettronico contemporaneo, più o meno indie (soprattutto nelle composizioni di Martino), fatto salve alcune tracce, specialmente quelle a firma del contrabbassista Dallaporta, più vicine al jazz moderno, e che infatti nei due pezzi conclusivi ospitano Alfonso Santimone al pianoforte.

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Nuovo video/New video! Again Daniel Karlsson Trio “COUSIN CUISINE”!

Sono felicissima, vi consegno il mio nuovissimo video, il nuovo singolo per Daniel Karlsson Trio dal nuovo meraviglioso album "Fusion for Fish". L'ho girato a casa di Daniel, nell'arcipelago di Stoccolma, divertendoci come pazzi insieme ai figli di Daniel, Alma e Anton, e ai loro amici del cuore: Irma, Fiona e Per.

I am delighted to announce and introduce my newest video, shot once again for my favorite jazz trio Daniel Karlsson Trio, shot at Daniel's place in the Stockholm Archipelago, with his fantastic children Alma and Anton, and their friends… Please welcome "COUSIN COUSINE"!

You can also just listen to the track here on SoundCloud or on Spotify per ascoltare il pezzo online!

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Doctor 3 proudly presents “Doctor 3”: di come i padri abbracciarono i figlioli prodig(h)i

Auditorium Parco della Musica, giugno 2014: concerto gratuito di presentazione del nuovo lavoro dei Doctor 3 e l’atmosfera è festosa. La Sinopoli fin troppo piena per un matinée giocato contro la prima giornata gloriosamente estiva di quest’anno, e infatti la sala conta una piacevole e inedita presenza di bambini e ragazzi, silenziosi e attenti. Si percepisce un mood davvero affettuoso da parte del pubblico: i figlioli prodighi sono tornati finalmente a casa dopo 5 anni di necessario digiuno, e offrono meraviglie a un pubblico di fan che affollerà poi la libreria dell’Auditorium per acquistare il CD firmato in diretta dal trio. La scaletta del concerto, come sempre estemporanea, è stata quasi tutta presa dal nuovo album, che non deluderà assolutamente i fan più storici della formazione.

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Pietropaoli e Viterbini, il Futuro è Primitivo

Pietropaoli e Viterbini, il Futuro è Primitivo

Non quello di Manduria che si beve − anche se l’atmosfera è così raccolta e intima che un buon rosso ci starebbe tutto − ma il Primitivo come radice da cui cresce ad libitum un nuovo presente.E infatti i brani di questo album sornione e delicato sono quasi tutte cover scelte sia da un passato antico di blues e soul (principalmente dell’area Memphis a cui Viterbini è legato) che dall’attualità di Thom Yorke e Prince (per la cover di Nothing compares to you), passando per una intensissima King of pain di Sting, mentre i due brani originali sono entrambi di Pietropaoli (molto bella Canzone per chiamarti che alle mie orecchie aveva una piacevole eco di True Colors).

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L’Italia più meschina, quella “Per il bene di tutti”, nuovo romanzo di Giulia Fazzi

fazzi per il beneInorridente tutta questa spietatezza. Eppure – o forse per questo − così familiare, già vista strisciare, vissuta in qualche bar di una qualche provincia del mondo, in qualche Nord da cui provenivano da Sud, estranei e risputati. Isolamento, emarginazione. Quale che sia la causa: depressione, povertà, deformità, difformità – l’emarginazione un noi minuscolo e un Loro maiuscolo; una minoranza e una Maggioranza, un Gruppo, un Clan, una Gens oppure semplicemente, ancestralmente, un Branco.
Giulia Fazzi la violenza sulla donna la sa raccontare come l’avesse vissuta sulla sua pelle. Lo ha già fatto con intensità e forza nel suo primo romanzo, “Ferita di guerra”, passato un po’ inosservato in Italia nonostante abbia meritato la pubblicazione in Francia con il prestigioso editore Gallimard − romanzo che prima o poi qualche grande editore dovrà ripubblicare.
Ma rispetto alla storia individuale di “Ferita di guerra”, questo è un romanzo più corale, con una declinazione di ogni possibilità di femminile, dalla giovane alla vecchia, dalla bella alla orribile. Donne diverse tra loro ma con una bussola comune che non è però quella del femminile, ma quella del disagio, dell’abbandono, del rifiuto.
Tutto si svolge in un piccolo paese dell’Appennino Emiliano, uno di quei luoghi senza personalità che non sia quella dei suoi cittadini: le loro abitudini, i loro tic. Posti che sarebbero sonnacchiosi, fino a quando interviene un elemento anomalo, un’increspatura sulla superficie dell’acqua, seminando il bisogno di guardare, vegliare, piegarsi sugli altri. Il paese ritrova se stesso al cospetto di chi esce dai binari, e ci si accanisce. E da sonnacchioso si fa violento branco, persecuzione. Ma in modo gelatinoso. Mani e sassi raramente si vedono insieme, tutto è Tradimento.
Il romanzo parte lento, quasi immobile, bisogna lasciare che le parole ben scelte e calme di Giulia Fazzi lo cesellino raccapricciate questo piccolo mondo, lo schifino come gatto che scrolli una zampa bagnata; ma lo restituiscono poi fino in fondo, senza paura di niente. E la sensazione di ingiusto orrore resta addosso a lungo. Un romanzo poco italiano; asciutto, cattivo. Coi cattivi ma in special modo con i finti buoni e con gli inerti. C’è tanta brutta Italia in queste pagine, ed è un male se non ce ne accorgiamo, perché vuol dire che ci siamo assuefatti.

Giulia Fazzi, “Per il bene di tutti”, Il Saggiatore, 2014, 150 pp., € 14.00

Tu, quore
La poesia e lo spirito

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Silvia Bolognesi Almond Tree: “Il mandorlo” è un albero pieno di buoni frutti

Un quartetto piuttosto inusuale ma forse per questo ancora più interessante, e meritorio, quello chiamato dalla talentuosissima contrabbassista Silvia Bolognesi per il suo CD “Il mandorlo”. Trombone e vibrafono (con occasionale clarinetto), contrabbasso e batteria interagiscono tra loro in modo equilibrato, e il bilanciamento degli strumenti nella composizione è –insieme a ritmi e melodie interessanti– una delle forti cifre della musicista toscana, che pur potendoselo permettere raramente punta il riflettore su se stessa, lasciando invece dialogare i musicisti e facendo crescere la musica, a cui rende giustizia un ottimo mix/master eseguito da Antonio Castiello.

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